Il Tumore
Indice
FAMILIARITA' ED EREDITARIETA'
SINDROMI NEOPLASTICHE EREDITARIE
POLIPOSI ADENOMATOSA FAMILIARE (FAP)
POLIPOSI ADENOMATOSA FAMILIARE ATTENUATA (A-FAP)
LA SINDROME DI PEUTZ-JEGHERS
LA POLIPOSI GIOVANILE
IL CANCRO COLO-RETTALE EREDITARIO NON POLIPOSICO (HNPCC O SINDROME DI LYNCH)
SINDROME DI MUIR-TORRE
SINDROME DI TURCOT
POLIMORFISMO I1307K DEL GENE APC DEGLI ASHKENAZI
FAMILIARITA' E RISCHIO DI CANCRO
LA CONSULENZA GENETICA
Familiarità ed ereditarietà
Alcune definizioni per comprendere il problema
Le malattie ereditarie sono condizioni causate da modificazioni del patrimonio
genetico di un individuo che si trasmettono dai genitori ai figli.
Il patrimonio genetico è contenuto nel nucleo di ogni cellula dell'organismo
sotto forma di filamento di DNA, molecola formata da un lungo filamento a doppia
elica, sul quale sono "scritte", in codice, tutte le informazioni necessarie per
lo sviluppo ed il funzionamento dell'organismo.
All'interno delle cellule il filamento di DNA è avvolto e organizzato in strutture
denominate cromosomi, visibili al microscopio; l'individuo normale possiede 23
coppie di cromosomi, di cui una identifica il sesso dell'individuo (XX per la
femmina, XY per il maschio).
L'esame cromosomico, disponibile da più di 50 anni, consente di rilevare il numero
e la struttura dei singoli cromosomi, ma non consente di vedere i singoli geni
che sono di dimensioni molto piccole. Per studiare i geni sono necessarie altre
tecniche.
Nei cromosomi infatti sono contenuti circa 30.000 geni, in doppia copia (una
di origine paterna e una di origine materna). Ogni gene è paragonabile ad una
"frase" che dà uno specifico comando alla cellula; il codice con cui i geni sono
scritti è noto da tempo e molti geni possono attualmente essere studiati con particolari
tecniche di biologia molecolare.
Molte malattie genetiche sono date da mutazioni di un singolo gene (malattie
monogeniche), cioè da modificazioni della sequenza del DNA, e sono quindi trasmesse
come caratteri monogenici (mendeliani).
Per mutazione di un gene si intende un danno del DNA che comporta un'anomalia
nella costruzione della proteina che quel gene codifica. Talora una mutazione
non ha alcun effetto sulla proteina codificata e non c'è una corrispettiva malattia.
Talora invece la mutazione provoca la codifica di una proteina anomala che tuttavia
riesce comunque a svolgere la sua funzione, in questo caso possono esserci forme
di malattia poco evidenti. In altri casi ancora la mutazione impedisce del tutto
la codifica della proteina che non svolge quindi la sua funzione. In questo caso
si manifesta la malattia in forma ben evidente.
Le modalità di trasmissione mendeliana sono tre:
-
autosomica dominante (cioè chi porta il gene "anomalo" in singola copia manifesta
la malattia).
-
autosomica recessiva (chi porta il gene "anomalo"in singola copia è portatore
sano, mentre chi lo porta in doppia copia manifesta la malattia).
-
legata al cromosoma X (il gene anomalo è sul cromosoma X, per cui le femmine,
che hanno due cromosomi X sono portatrici sane, mentre i maschi, che hanno un
unico cromosoma X e che hanno un altro cromosoma, chiamato Y responsabile della
mascolinità, possono manifestare la malattia).
La maggior parte dei geni di predisposizione a tumore finora identificati si
comportano come carattere autosomico dominante.
Lo studio dell'albero genealogico (o pedigree) rende possibile in molti casi
distinguere tra queste diverse possibilità individuando il modello di trasmissione
di una malattia ereditaria. Per albero genealogico si intende il diagramma della
storia della famiglia che indica i vari membri, la loro parentela con il probando
ed il loro stato relativamente ad un determinato carattere ereditario.
Quale è l'incidenza del carcinoma colorettale eredo-familiare?
Il carcinoma colorettale nella maggior parte dei casi (75-80%) non è associato
ad alcuna familiarità, in questo caso si parla di carcinoma "sporadico".
Nel 15-20% dei casi circa è familiare (nella stessa famiglia, uno o più parenti
sono affetti dallo stesso tipo di tumore).
Nel 3-5% dei casi il carcinoma è ereditario, ossia la predisposizione al cancro
è trasmessa geneticamente dai genitori ai figli (vedi figura).

I parenti di una persona affetta da cancro colorettale hanno un rischio maggiore
rispetto alla popolazione generale di sviluppare il cancro. Il rischio è tanto
maggiore quanto maggiore è il numero dei familiari affetti da cancro colorettale
e quanto è diretto il rapporto di parentela con i familiari affetti.
Il rischio aumenta ancora di più se il familiare o i familiari colpiti da cancro
colorettale si sono ammalati in giovane età: prima dei 50 anni). La probabilità
di sviluppare un carcinoma del grosso intestino è maggiore, rispetto alla popolazione
generale, anche nell'individuo con familiari portatori di polipi (adenomi) del
colon-retto.
Sindromi neoplastiche ereditarie
Numerose sono le sindromi neoplastiche colorettali ereditarie:
- Sindromi con polipi:
- la poliposi adenomatosa familiare (FAP)
- la FAP attenuata (A-FAP)
- la sindrome di Peutz-Jeghers
- la poliposi giovanile
- Sindromi senza polipi:
- il cancro colo-rettale ereditario non poliposico (HNPCC o sindrome di Lynch)
- Sindrome di Muir-Torre
- Sindrome di Turcot
- Polimorfismo I1307K del gene APC degli Ashkenazi
POLIPOSI ADENOMATOSA FAMILIARE (FAP)

Che cosa è?
E' una condizione in cui la tendenza a sviluppare un numero elevato di polipi
(adenomi) è ereditata. Si tratta di una malattia genetica che interessa tutto
il tratto gastrointestinale. Altri nomi che la identificano sono: poliposi ereditaria
del colon-retto, poliposi familiare, sindrome di Gardner. Le persone affette da
questa malattia sviluppano centinaia o anche migliaia di polipi adenomatosi in
tutto il colon ad un'età molto giovane, generalmente durante l'adolescenza. L'organo
più spsso colpito è il colon, ma possono essere sede di polipi anche il tenue
e lo stomaco.
Che tipo di polipi si riscontrano in questa sindrome?
Sia a livello colorettale, che nel restante tratto digerente, si tratta di adenomi,
cioè neoplasie benigne, che possono andare incontro a trasformazione maligna.
Nella FAP si tratta più frequentemente di adenomi tubulari.
Come si trasmette?
La trasmissione ereditaria è di tipo autosomica dominante. Il gene coivolto nella
malattia è il gene APC, sito sul cromosoma 5.
Quale è la sua frequenza?
1 caso ogni 8-10000 nati. I carcinomi insorti su FAP rappresentano circa l'1%
di tutti i carcinomi colorettali.
Come si presenta?
La FAP è caratterizzata dalla presenza di centinaia o migliaia di polipi diffusi
in tutto il colon. Tipicamente i polipi si sviluppano in senso distale-prossimale,
interessano cioè prima il retto-sigma e successivamente le altre sezioni del colon,
verso il cieco. Si tratta di una condizione precancerosa che, se non trattata,
porta allo sviluppo di carcinoma del colon-retto praticamente nella totalità di
casi generalmente entro i 43 anni.
Nel 50% dei soggetti affetti i polipi sono già presenti all'età di 15 anni e
nel 95% dei casi sono presenti all'età di 35 anni.
Altri aspetti caratteristici di questa sindrome possono essere la presenza in
distretti extracolici (in organi diversi dal colon) di:
-
polipi in altri tratti del canale alimentare in particolare stomaco e duodeno.
-
macchie retiniche (ipertrofia congenita dell'epitelio pigmentato della retina,
presenti nel 58-88% dei pazienti con FAP). Esse sono caratteristiche macchie pigmentate
della retina visibili ad una visita oculistica e di natura benigna.
-
cisti epidermoidi, in particolare sul cuoio capelluto, presenti in 2/3 dei casi.
-
anomalie dentarie (denti soprannumerari o mancata eruzione dentaria).
-
osteomi (tumori ossei benigni) della mandibola (oltre il 90% dei pazienti).
-
tumori desmoidi: tumori fibrosi che si localizzano a livello delle cicatrici
chirurgiche, nella parete addominale, nell'addome. Sono più frequenti nel sesso
femminile e non danno metastasi anche se tendono ad infiltrare localmente i tessuti
circostanti e possono diventare voluminosi. Sono presenti nel 5-10% dei casi.
-
tumori del fegato in età pediatrica (epatoblastoma).
La presenza di polipi del colon e di manifestazioni extracoliche quali quelle
appena descritte configura la cosiddetta sindrome di Gardner, che è una variante
della FAP.
C'è il rischio di altri tumori?
Sì, una caratteristica di questa sindrome è che, nei soggetti affetti, oltre
al carcinoma colorettale vi è una predisposizione per altri tipi di carcinomi
specialmente quelli del pancreas, del duodeno, della tiroide, del fegato (in età
pediatrica) e i desmoidi di cui si è detto prima.
Quali sono i sintomi della FAP?
Non ci sono sintomi specifici della FAP e la malattia può decorrere per molto
tempo senza dare segno di sè. I più frequenti sintomi sono: perdita di sangue
rosso vivo dall'ano (rettorragia), diarrea o costipazione che perdurano senza
una spiegazione, dolenzie o gonfiore addominali, debolezza persistente e perdita
di peso senza variazione della dieta o dell'attività fisica.
E' importante sottolineare che in soggetti a rischio, appartenenti cioè ad una
famiglia FAP, la diagnosi non deve attendere la manifestazione dei sintomi, ma
lo studio genetico e le indagini per la sorveglianza dei soggetti a rischio devono
cominciare a partire dai 10-12 anni di età.
Qual'è il danno genetico responsabile della FAP?
La FAP deriva da una mutazione a carico del gene APC, identificato nel 1991,
che si trova nel cromosoma 5. Nel 30% dei casi la mutazione che si trova non è
ereditata, ma è avvenuta per la prima volta nel soggetto affetto (si parla allora
di mutazione de novo). In circa l'80% dei pazienti con FAP si trova la mutazione
responsabile della malattia. Ne deriva che un test genetico negativo non esclude
la diagnosi.

Quale test genetico viene utilizzato attualmente?
La ricerca di mutazione in questo gene mediante un test genetico che viene detto
PTT (Protein Truncation Test), fa ormai parte della routine clinica nei pazienti
in cui si sospetta questa sindrome.
Il test genetico si esegue su un semplice prelievo di sangue effettuato su un
soggetto affetto da FAP (probando). Se la mutazione viene riscontrata nel probando,
può essere ricercata nei suoi parenti, sempre effettuando un semplice prelievo
ematico.
Come si arriva alla diagnosi e come viene valutato il rischio?
La diagnosi di questa sindrome è clinica e si basa sulla presenza di oltre 100
polipi nel colon-retto.
Le persone affette da FAP hanno il 50% di probabilità di trasmettere la malattia
a ciascuno dei propri figli e il rischio di trasmissione alla prole permane anche
in coloro a cui è stato asportato il colon.
Coloro che non ereditano la malattia non possono trasmetterla ai loro figli.
Circa 1/3 delle persone affette da FAP non ha genitori affetti da malattia. Un
individuo che è il primo affetto di una famiglia (mutazione de novo), ha una nuova
mutazione spontanea e può trasmetterla ai figli.
Il test genetico nel soggetto affetto può portare a due situazioni:
-
la mutazione viene riscontrata. In questo caso la stessa mutazione viene ricercata
negli altri componenti della famiglia, potendo così distinguere soggetti sani
(che non hanno ereditato la mutazione) e soggetti affetti da FAP (che hanno ereditato
la stessa mutazione). Per i bambini il test genetico può essere eseguito verso
i 10-12 anni, età in cui dovrebbe iniziare la sorveglianza clinica.
-
non si trova la mutazione. In questo caso non è possibile effettuare una diagnosi
pre-clinica nei familiari mediante test genetico e tutti familiari di I° grado
devono essere sorvegliati clinicamente per evidenziare la comparsa dei polipi.
Quando iniziare lo screening genetico?
Nei figli dei soggetti affetti il test genetico può essere fatto verso i 10 -12
anni, se la mutazione è stata riscontrata nel genitore.
Cos'è la sorveglianza?
Per sorveglianza si intende lo svolgimento di alcune indagini in soggetti a rischio
di sviluppare una determinata patologia, per effettuare una diagnosi precoce.
Sorveglianza di soggetti a rischio
(mutazione riscontrata nella famiglia)
A) Sorveglianza in soggetti a rischio perchè portatori della mutazione nel gene
APC.
Se un soggetto di una famiglia FAP è stato sottoposto a test genetico e la mutazione
nel gene APC è stata riscontrata, sono soggetti a rischio tutti i familiari che
hanno ereditato la stessa mutazione.
A tutti i soggetti che hanno ereditato la mutazione si propone la seguente sorveglianza:
-
ecografia epatica: dosaggio nel sangue dell' alfa-fetoproteina e visita clinica dal 1° al 7° anno
di vita per la diagnosi precoce del tumore epatico.
-
rettosigmoidoscopia: a partire da 10-12 anni, ogni anno e colonscopia ogni 2-3 anni.
Se i polipi del colon-retto compaiono prima dei 18 anni, essi vanno sorvegliati
endoscopicamente ogni anno, fino alla maggiore età, quando deve essere programmato
l'intervento chirurgico.
Se i polipi compaiono dopo i diciotto anni, una volta che sono stati diagnosticati,
deve essere programmato l'intervento chirurgico.
-
Esofagogastroduodenoscopia (EGDS) a partire da 12 anni: le scadenze dei controlli successivi vanno programmati
in relazione al numero dei polipi riscontrati, alle dimensioni, alla sede, ed
alla presenza di displasia.
Altre manifestazioni neoplastiche di FAP vanno sorvegliate se presenti nella
famiglia, sapendo che l'accuratezza diagnostica delle indagini standard (ecografia,
TC, RM, Rx tenue selettivo) per la diagnosi precoce del carcinoma epatico, pancreatico
e del piccolo intestino, non è nota.
B) Sorveglianza in soggetti considerati a rischio perchè il test genetico effettuato
su un soggetto affetto, non ha riscontrato la mutazione.
Se un soggetto di una famiglia FAP è stato sottoposto a test genetico e la mutazione
nel gene APC non è stata riscontrata, non è possibile distinguere su base genetica
familiari sani e malati. Per prudenza tutti familiari di I° grado devono essere
considerati a rischio e sottoposti a:
-
ecografia epatica: dosaggio alfa-fetoproteina e visita clinica dal 1° al 7° anno di vita per la
diagnosi precoce del tumore epatico.
-
rettosigmoidoscopia:a partire da 10-12 anni, fino a 35 anni, ogni anno e colonscopia ogni 2-3 anni.
Da 35 a 50 anni: rettosigmoidoscopia ogni 3 anni; dopo i 50 anni: rettosigmoidoscopia
ogni 3-5 anni.
-
EGDS: a partire da 12 anni: le scadenze dei controlli successivi vanno programmati
in relazione al numero dei polipi riscontrati, alle dimensioni, alla sede, ed
alla presenza di displasia.
-
Altre manifestazioni neoplastiche di FAP vanno sorvegliate se presenti nella
famiglia, sapendo che l'accuratezza diagnostica delle indagini standard (ecografia,
TC, RM, Rx tenue selettivo) per la diagnosi precoce del carcinoma epatico, pancreatico
e del piccolo intestino, non è nota.
Sorveglianza di soggetti non a rischio
(mutazione riscontrata nella famiglia ma non nel soggetto esaminato)
Se un soggetto di una famiglia FAP è stato sottoposto a test genetico e la mutazione
già nota nella famiglia del gene APC non gli viene riscontrata, esso va considerato
non a rischio (non ha ereditato la malattia). Per prudenza però si consiglia comunque
di effettuare almeno una rettosigmoiscopia fra 25 e 30 anni.
E' necessario l'intervento sul colon?
In assenza di intervento il 100% dei soggetti affetti sviluppa un carcinoma del
colon-retto. L'intervento chirurgico sul colon-retto è quindi un atto necessario
può essere programmato con due finalità:
Terapeutica: quando viene condotto in un soggetto con poliposi che ha già sviluppato un
carcinoma.
Profilattica: quando viene condotto su un soggetto che ha sviluppato i polipi del colon ma
non c'è ancora una diagnosi di carcinoma. Questa è ovviamente la situazione migliore
per il paziente. Ogni volta che un soggetto con FAP viene operato prima che abbia
sviluppato una neoplasia maligna è un successo del programma di prevenzione.
Quando operare il grosso intestino?
Nell'adulto l'intervento è indicato alla diagnosi, cioè nel momento in cui viene
diagnosticata la poliposi del colon-retto.
Nei soggetti giovani con diagnosi nota dall'adolescenza, che vengono seguiti
con endoscopie periodiche dai 10-12 anni di età, il periodo migliore in cui operare
il colon è 18-20 anni, in quanto il rischio di carcinoma prima di questa età è
inferiore all'1%.
A quale intervento sottoporsi?
Vi sono fondamentalmente due opzioni chirurgiche in questa sindrome:
1) colectomia con ileo-rettoanastomosi

Questo intervento consiste nel rimuovere tutto il colon lasciando in sede il
retto ed unendo (anastomizzando) l'ileo con il retto stesso.
I vantaggi di questo intervento sono:
-
minor incidenza di complicanze chirurgiche per cui l'intervento viene condotto
in un unico tempo senza necessità di confezionare una stomia di protezione.
-
miglior continenza e miglior funzione intestinale, globalmente intesa.
-
minor incidenza di disfunzione genito-urinaria: questo è un aspetto molto importante
considerando che spesso l'intervento viene condotto in soggetti giovani che non
hanno ancora avuto figli.
Il principale svantaggio di questo intervento è che, lasciando il retto in sede,
il rischio di carcinoma insorto sui polipi rettali residui è significativo (32%
a 20 anni dal primo intervento) e quindi i pazienti devono essere seguiti con
rettoscopie periodiche, la cui scadenza dipende dal numero e dalle dimensioni
dei polipi rettali. Spesso i polipi di maggiori dimensioni o con displasia moderata
o severa, devono essere rimossi con polipectomie endoscopiche o con polipectomie
chirurgiche per via transanale. In alcuni casi, quando insorge un carcinoma su
polipo rettale o quando i polipi sul retto residuo non sono controllabili con
sicurezza endoscopicamente, è necessario resecare chirurgicamente il retto, costruendo
una ileo-ano anastomosi o una ileostomia definitiva.
2) coloproctectomia totale con ileo (pouch)-ano anastomosi
Questo interevento consiste nel rimuovere tutto il colon ed il retto totalmente
o quasi totalmente. Nei casi in cui un breve tratto di retto è lasciato in sede,
la mucosa che lo ricopre può essere rimossa (mucosectomia), allo scopo di ridurre
al massimo la possibilità di insorgenza di polipi e di carcinoma del grosso intestino.
La continuità digestiva viene ripristinata con una anastomosi ileo-rettale bassissima
o con una anastomosi ileo-anale. Viene solitamente costruito un serbatoio ileale
(reservoir o pouch) tramite cui viene effettuata l'anastomosi con l'ano: ciò per
migliorare la funzione defecatoria nei soggetti in cui il retto è stato rimosso.
Questa anastomosi ileo-rettale bassissima o ileo-anale viene protetta con una
stomia temporanea, che deve essere chiusa qualche mese dopo l'intervento principale
con un altro interevento chirurgico: per cui la terapia chirurgica in questi casi
si completa in due tempi.
Il principale vantaggio di questo intervento sta nella rimozione totale o quasi
totale della mucosa del grosso intestino, limitando al massimo la possibilià d'insorgenza
di polipi e di carcinoma rettale. In realtà una piccola porzione di mucosa del
grosso intestino può rimanere vicino all'anastomosi e quindi anche questi pazienti
devono essre controllati endoscopicamente (ano-rettoscopia), seppure a scadenze
più larghe rispetto ai pazienti che hanno mantenuto il retto in sede.
Gli svantaggi di questo intervento sono:
-
maggior incidenza di complicanze chirurgiche per cui è la regola costruire una
stomia di protezione temporanea, che dovrà essre chiusa con un secondo intervento
chirurgico.
-
maggior incidenza di complicanze genito-urinarie.
-
peggior continenza e peggior funzione defecatoria globalmente intesa.
C'è un'alternativa all'intervento chirurgico sul colon?
Attualmente nessun trattamento diverso da quello chirurgico si è dimostrato efficace
nel prevenire il carcinoma del grosso intestino nei pazienti affetti da FAP.
Cosa è la chemioprevenzione?
Con questo termine si intende la somministrazione di farmaci con lo scopo di
ridurre l'incidenza di una manifestazione morbosa in soggetti a rischio.
Per quanto riguarda la FAP, la chemioprevenzione è stata studiata per ridurre
il numero e/o le dimensioni dei polipi del tratto digerente, quando già presenti
o per ritardare l'insorgenza dei polipi in soggetti che hanno ereditato la mutazione.
I farmaci finora utilizzati appartengono alla categoria dei FANS (farmaci antiinfiammatori
non steroidei) ed il farmaco più noto, con questa indicazione, è il sulindac. Più recentemente altri FANS sono stati impiegati con questa indicazione, dimostrando
che durante la somministrazione è possibile ridurre il numero dei polipi sia del
colon-retto che di stomaco e duodeno. Non è stata ancora dimostrata una riduzione
del carcinoma con questa terapia.
Sono necessari controlli dopo l'intervento?
Sì, soprattutto se si è stati sottoposti a colectomia subtotale per i motivi
appena detti sopra. Dopo colectomia subtotale, una rettoscopia semestrale o annuale
ha il compito di rimuovere i polipi residui nel moncone rettale ed eventualmente
fare una diagnosi precoce di cancro del retto.
Dopo proctocolectomia tuttavia c'èla possibilità che si formino dei polipi nell'ileo,
pertanto anche in questo caso è consigliabile eseguire un esame endoscopico dell'ileo
(ileoscopia) ogni 3-5 anni.
Stile di vita
Un soggetto affetto da FAP può e deve avere una vita del tutto normale.
A meno che non si siano verificati danni neurologici permanenti al plesso ipogastrico
o ai nervi erigendi (per i maschi) durante l'intervento chirurgico, né la malattia,
né l'intervento chirurgico, né l'eventuale presenza di una stomia, dovrebbero
incidere sulla qualità di vita di un soggetto con FAP. A questo riguardo, paziente
e partner dovrebbero colloquiare con il chirurgo prima dell'intervento. Una coppia
in cui uno dei partner è affetto da FAP, dovrebbe effettuare una consulenza genetica
prima di programmare una gravidanza, in modo da poter essere coscienti delle problematiche
determinate dall'essere portatore di una malattia autosomica dominante.
POLIPOSI ADENOMATOSA FAMILIARE ATTENUATA (A-FAP)
La poliposi familiare attenuata è una variante della FAP classica, ed è per molti
aspetti una sindrome meno conosciuta della forma classica.
Come si presenta?
La differenza fondamentale rispetto alla FAP è che il numero dei polipi del colon-retto
è inferiore a 100.
I polipi del colon possono essere anche alcune decine e spesso si localizzano
preferibilmente nel colon prossimale (cieco, colon destro o trasverso), piuttosto
che al retto-sigma.
L'età d'insorgenza dei polipi e del carcinoma è più tardiva rispetto alla FAP
classica. Le manifestazioni extracoliche presenti nella FAP possono essere presenti
anche nella A-FAP.
La mutazione genetica che determina la malattia riguarda lo stesso gene della
FAP ossia il APC.
La possibilità di un soggetto affetto da A-FAP di sviluppare una neoplasia colorettale
maligna non è ben nota, probabilmente è più bassa del 100%.
Come si arriva alla diagnosi?
Dato il ridotto numero di polipi presenti in questa sindrome, nella A-FAP il
quadro clinico non è evidente come quello della FAP classica. La diagnosi viene
indirizzata dalla presenza di familiarità per poliposi o per carcinoma colorettale
e dal numero dei polipi.
Test genetico
Il test genetico e l'utilizzo dello stesso per la diagnosi pre-clinica nei parenti
di un affetto sono gli stessi della FAP.
Tuttavia, mentre nella FAP classica la diagnosi è essenzialmente clinica (presenza
di centinaia di polipi colorettali), nella forma attenuata la ricerca di una mutazione
nel gene APC, se riscontrata, è di grande ausilio per distinguerla dalla poliposi
colica sporadica e dalla HNPCC.
Inoltre per poterla differenziare dalla HNPCC, è opportuno anche effettuare un
test dell'instabilità dei microsatelliti (test che è positivo nella HNPCC).
Sorveglianza
Una volta effettuata la diagnosi, la sorveglianza dei soggetti affetti e dei
soggetti a rischio avviene con le stesse scadenze della FAP, ma data la distribuzione
dei polipi preferenzialmente al colon prossimale, è necessario effettuare periodicamente
una colonscopia (la rettosigmoidoscopia non è sufficiente).
Terapia
Il numero di polpi ridotto (decine) fa si che in molti casi la poliposi colica
possa essere per lungo tempo controllabile endoscopicamente con sicurezza. L'età
d'insorgenza dei polipi e del carcinoma è più tardiva rispetto alla FAP classica.
Ciò che importa è che la chirurgia profilattica sul colon non è da proporre necessariamente
ai 18-20 anni, ma solo quando la poliposi non è controllabile con sicurezza endoscopicamente.
Dal punto di vista dell'intervento chirurgico, se il retto è risparmiato dalla
poliposi, come spesso succede nella A-FAP, l'intervento chirurgico di scelta è
la colectomia totale con ileo-retto anastomosi.
La terapia delle altre eventuali manifestazioni della A-FAP, dipende dalla sede
e dalla gravità delle stesse.
LA POLIPOSI GIOVANILE

E' una sindrome in cui i polipi non sono adenomatosi (come nella FAP) ma sono
di tipo amartomatoso. Essi non originano dalle cellule delle ghiandole del colon
(colonociti) ma dal tessuto che si trova alla base di queste cellule.
Un amartoma è un polipo benigno, il termine giovanile deriva dal fatto che sono
relativamente comuni nei bambini.
Sono di aspetto rosso chiaro, possono sanguinare o, se localizzati nel retto,
possono a volte prolassare dall'ano.
Possono presentarsi come polipo singolo o in numero superiore a 5 e allora si
parla di Poliposi Giovanile.
La poliposi giovanile può essere o non essere familiare ed è associata a mutazioni
in due geni: SMAD4 (nel 25% dei casi) che si trova nel cromosoma 18 e PTEN nel
cromosoma 10.
Il test per la mutazione di questo gene viene eseguito in laboratori specializzati
e non è un test di routine. Esso può essere offerto ai componenti delle famiglie
affette da Poliposi Giovanile.
I polipi nella Poliposi Giovanile possono localizzarsi a livello del tenue, del
colon retto e dello stomaco, ma in genere solo quelli del colon danno sintomi:
sanguinamento, diarrea, crampi addominali e anemia.
In questi casi è consigliato l'intervento chirurgico; si ricorre generalmente
agli stessi interventi previsti per i pazienti affetti da FAP: colectomia con
ileo-rettoanastomosi e coloproctectomia totale con ileo (pouch)-ano anastomosi.
C'è un piccolo ma significativo rischio di sviluppare il cancro nei pazienti con
Poliposi Giovanile; ciò è dovuto principalmente alla possibilità che i polipi
si trasformino in tessuto adenomatoso. E' utile pertanto il ricorso all'intervento
chirurgico se il numero di polipi fosse troppo elevato per la sorveglianza e la
cura endoscopica.
Lo screening del paziente con poliposi giovanile prevede:
-
EGDS e colonscopia ogni anno, con la rimozione di eventuali polipi gastrici o
colici.
-
Se non si evidenziano polipi, gli accertamenti possono essere effettuati ogni
2-3 anni.
-
Nei parenti a rischio, senza informazioni genetiche, lo screening dovrebbe iniziare
entro i 20 anni. I test genetici sono poco utilizzati dal momento che sono ancora
in fase sperimentale.
IL CANCRO COLORETTALE EREDITARIO INSORTO NON SU POLIPOSI
(HNPCC O SINDROME DI LYNCH)

La sindrome di Lynch o HNPCC (dall'anglosassone Hereditary Non-Polyposis Colorectal
Cancer) è una condizione per cui geneticamente vi è in un individuo la tendenza
a sviluppare carcinomi colorettali ed altre neoplasie. Questa tendenza viene trasmessa
come un carattere autosomico dominante.
Il termine carcinoma non-poliposico, serve a distinguere questa sindrome neoplastica
ereditaria dalla poliposi familiare, ma non significa che non possano essere presenti,
in numero ridotto, polipi del colon.
La penetranza (cioè la correlazione fra mutazione genetica e malattia clinicamente
manifesta) non è del 100% come è invece nella FAP. Il 70-80% dei soggetti affetti
da sindrome di Lynch, svilupperà una neoplasia maligna entro i 65 anni d'età.
Come si presenta?
In questa sindrome manca una manifestazione clinica patognomonica, come invece
avviene nella FAP (centinaia di polipi).
Alcune caratteristiche cliniche ed istologiche sono più frequenti nei carcinomi
colorettali associati all'HNPCC piuttosto che nei tumori sporadici.
Caratteristiche cliniche dei carcinomi colorettali in sindrome di Lynch:
-
Età media d'insorgenza molto più precoce rispetto alle forme sporadiche: circa
44 anni.
-
Frequente localizzazione al colon prossimale (cieco, colon destro, colon trasverso):
60-70% dei casi.
-
Alta percentuale di carcinomi del colon sincroni e metacroni (la possibilità
di un secondo tumore colorettale dopo resezione segmentaria è del 50% a 15 anni
dal primo intervento).
-
Frequente associazione nello stesso soggetto con altre neoplasie: specialmente
utero, ovaio, stomaco, urotelio, piccolo intestino, dotti biliari.
-
A parità di stadio, la prognosi dei carcinomi colici associati a sindrome di
Lynch sembra migliore della prognosi dei tumori sporadici.
Caratteristiche istologiche dei carcinomi colorettali in sindrome di Lynch:
- maggior incidenza di neoplasie mucinose, indifferenziate, signed ring cells
- frequente infiltrato infiammatorio intra-peritumorale
- una rapida progressione da adenoma a carcinoma.
Come si trasmette?
La trasmissione ereditaria è di tipo autosomica dominante.
Quale è la sua frequenza?
I tumori maligni del colon-retto insorti in soggetti con HNPCC rappresentano
circa il 3-5% di tutti i carcinomi colorettali.
C'è il rischio di altri tumori?
Nei soggetti con uno di questi geni mutati il rischio di sviluppare:
a) un carcinoma del colon-retto è del 70-82% dei casi entro i 70 anni, mentre
nella popolazione normale questo rischio è del 2%.
b) un carcinoma dell'endometrio è del 42-60% dei casi entro i 70 anni, mentre
nella popolazione normale questo rischio è dell'1,5% dei casi.
Altri tumori che hanno una maggior frequenza nei soggetti affetti da HNPCC sono:
il carcinoma dell'ovaio (rischio aumentato di 3,5 volte rispetto alla popolazione
generale), dello stomaco (rischio aumentato di 4,1 volte), dell'intestino tenue
(rischio aumentato di 25 volte), del rene (rischio aumentato di 3,2 volte) e dell'uretere
(rischio aumentato di 22 volte).
Qual è il danno genetico responsabile della HNPCC?
A differenza della FAP i geni coinvolti in questa sindrome sono attualmente 6
(MLH1, MSH2, MSH6, PMS1, PMS2, MSH3) e appartengono alla famiglia dei cosiddetti
mismatch repair genes (geni del riparo). Quando questi geni sono alterati le mutazioni
che si accumulano in altri geni nel corso della replicazione del DNA portano allo
sviluppo del cancro. Le mutazioni in questo tipo di geni possono essere sospettate
quando, nel tumore, si riscontra un fenomeno noto come "instabilità dei microsatelliti"
(micro satellite instability = MSI). I microsatelliti sono brevi sequenze di DNA
(mononucleotidi od oligonucleotidi) ripetute nel genoma umano, spesso in aree
non codificanti. L'incapacità di riparare correttamente gli errori di duplicazione
del DNA, dovuta alla mutazione di uno dei geni implicati nella sindrome di Lynch,
fa sì che vi sia una diversità fra I microsatelliti del tessuto sano di un individuo
ed I microsatelliti del tumore insorto nello stesso soggetto. I microsatelliti
da analizzare per il carcinoma colorettale sono stati definiti a livello internazionale
(pannello di Bethesda). Se due o più di cinque microsatelliti del pannello di
Bethesda sono instabili, si definisce una alta instabilità. Nei carcinomi insorti
in soggetti affetti da HNPCC, questo fenomeno è riscontrabile in oltre il 90%
dei casi, mentre nelle forme sporadiche è presente solo nel 15% dei casi.
Gene MLH1 cromosoma 3

Gene MSH2 cromosoma 2

Quale test genetico viene utilizzato attualmente?
Poiché la ricerca di mutazioni nei geni è una metodica lunga, costosa e laboriosa,
generalmente il test mutazionale viene ristretto ai geni che sono maggiormente
coinvolti. Nel caso della HNPCC i due geni più comunemente coinvolti sono MSH2
ed MLH1.
In questa sindrome tuttavia si utilizza un pre-test, meno laborioso e costoso,
che viene eseguito con lo scopo di selezionare i casi in cui eseguire il test
mutazionale per MSH2 ed MLH1. Il test in questione è quello della instabilità
dei microsatelliti (MSI). Il motivo di ciò risiede nel fatto che virtualmente
tutti i carcinomi HNPCC mostrano il fenomeno della MSI. Pertanto, solo quando
il tumore è MSI si procede all'analisi mutazionale definitiva.
Come si arriva alla diagnosi e come viene valutato il rischio?
La diagnosi viene formulata sulla base della storia personale, familiare e sulle
caratteristiche cliniche. Per definire un soggetto affetto da HNPCC devono essere
soddisfatti tutti i seguenti criteri detti di Amsterdam II (dalla città dove vennero
definiti):
-
Tre o più parenti con carcinoma HNPCC-correlato (colon, endometrio, intestino
tenue, uretere e pelvi renale) istologicamente documentato.
-
Almeno uno degli affetti deve essere parente stretto degli altri due (parente
stretto = madre, padre, figlio, sorella, fratello).
-
Deve essere escluso che si tratti di FAP.
-
Devono essere coinvolte almeno due generazioni successive.
-
Almeno uno dei casi deve essere insorto in un soggetto di età inferiore a 50
anni.
I criteri di Amsterdam I sono i medesimi di Amsterdam II, ma solo il carcinoma
del colon-retto è utile per la diagnosi.
In un soggetto con sindrome di Lynch diagnosticata in base ai suddetti criteri,
il test genetico su MLH1 e MSH2 riscontrerà una mutazione nel 50-80% dei casi
(la probabilità di riscontrare la mutazione è più bassa se la diagnosi è stata
effettuata con I criteri di Amsterdam II).
La diffusione delle indagini genetiche ha fatto sì che venga effettuata la diagnosi
di HNPCC anche in quelle famiglie che non soddisfano tutti i criteri di Amsterdam,
ma in cui è stata riscontrata una mutazione patogena in uno dei geni del riparo.
Il test genetico nel soggetto affetto può portare a due situazioni:
-
La mutazione viene riscontrata. In questo caso la stessa mutazione viene ricercata
negli altri componenti della famiglia, potendo così distinguere soggetti sani
che non hanno ereditato la mutazione e soggetti affetti da HNPCC che hanno ereditato
la stessa mutazione.
Il test genetico può essere proposto dopo l'adolescenza ma prima dei 20 anni
quando dovrebbe iniziare nei soggetti a rischio la sorveglianza clinica.
-
Non si trova la mutazione. In questo caso non è possibile effettuare una diagnosi
pre-clinica nei familiari mediante test genetico e tutti familiari di I° grado
del probando devono essere sorvegliati clinicamente, come se fossero portatori
della mutazione.
Il test genetico richiede solo un prelievo di sangue.
Quando iniziare lo screening genetico?
Nei figli dei soggetti affetti il test genetico può essere offerto dopo l'adolescenza,
se la mutazione è stata riscontrata nel genitore.
Sorveglianza
Per sorveglianza si intende lo svolgimento di alcune indagini in soggetti a rischio
di sviluppare una determinata patologia, per effettuare una diagnosi precoce.
I soggetti a rischio in caso di sindrome di Lynch sono:
-
I portatori della mutazione in uno dei geni del riparo.
-
I parenti di I° grado di un soggetto affetto in cui la mutazione non è stata
riscontrata e quindi non è possibile distingure su base genetica I familiari sani
dai malati.
Quando iniziare lo sorveglianza? E con che scadenza?
Il rischio di sviluppare una neoplasia è molto basso prima dei 20-25 anni.
La neoplasia più frequente in questa sindrome è il carcinoma del colon. La localizzazione
del tumore colico è generalmente prossimale. L'incidenza di tumori sincroni e
metacroni è elevata. La progressione da adenomi (anche di piccole dimensioni)
a carcinoma può essere anche molto rapida (mesi). La seconda neoplasia per incidenza
in questa sindrome è il carcinoma dell'endometrio (in alcune casistiche è il primo
tumore nelle donne di famiglie HNPCC).
Benché non vi sia pieno accordo a livello internazionale, si può proporre la
seguente sorveglianza:
La sorveglianza per altre neoplasie HNPCC correlate viene proposta solo se esse
si sono verificate nella famiglia.
Mentre vi sono studi controllati che evidenziano un vantaggio in termini di diagnosi
precoci e di aumento di sopravvivenza in soggetti affetti da HNPCC sottoposti
a colonscopie periodiche, non vi sono altrettante evidenze riguardo allo screening
della patologia ginecologica o degli altri carcinomi HNPCC correlati.
E' necessario l'intervento?
La penetranza di questa sindrome non è nel 100%. La colonscopia si è dimostrata
efficace come metodica per ottenere una diagnosi precoce e per effettuare polipectomie
di adenomi che potrebbero trasformarsi rapidamente.
La colectomia profilattica non è raccomandata in soggetti che possono seguire i
programmi di sorveglianza.
L'intervento è necessario una volta che viene diagnosticato il carcinoma.
A quale intervento sottoporsi?
La possibilità di un tumore colico metacrono dopo chirurgia resettiva segmentaria
è del 50% a 15 anni dal primo intervento. La localizzazione del carcinoma al retto
è rara.
Una volta che un carcinoma colico è stato riscontrato in un soggetto con sindrome
di Lynch, vi è consenso nell'esecuzione di una colectomia subtotale con ileo-retto
anastomosi. In questo tipo di intervento raramente è necessario eseguire una stomia
di protezione. Il retto residuo potrà essere controllato con sicurezza in rettoscopia
e saranno limitate le complicanze sulla funzione genito-urinaria e sulla continenza.
Si può discutere con una donna in età peri-postmenopausale affetta da sindrome
di Lynch che sviluppi una neoplasia colica, l'opportunità di una istero-annessiectomia
profilattica.
C'è un'alternativa all'intervento chirurgico?
Dato che l'intervento sul colon viene programmato alla diagnosi di carcinoma,
non c'è alternativa alla chirurgia. Un paziente può decidere per una resezione
segmentaria, pittosto che per una colectomia subtotale, informato del rischio
che questa decisione comporta.
Sono necessari controlli dopo l'intervento?
Se il retto non viene resecato, è necessario controllarlo annualmente con una
rettoscopia.
Stile di vita
Un soggetto affetto da HNPCC può e deve avere una vita del tutto normale.
A meno che non si siano verificati danni neurologici permanenti al plesso ipogastrico
o ad i nervi erigendi (per i maschi) durante l'intervento chirurgico, né la malattia,
né l'intervento chirurgico, né l'eventuale presenza di una stomia dovrebbero incidere
sulla attività sessuale e sulla qualità di vita di un soggetto con HNPCC. A questo
proposito, paziente e partner dovrebbero colloquiare con il chirurgo prima dell'intervento.
Una coppia in cui uno dei partner è affetto da HNPCC, dovrebbe effettuare una
consulenza genetica prima di programmare una gravidanza, in modo da poter essere
coscienti delle problematiche determinate dall'essere portatore di una malattia
autosomica dominante.
Familiarità e rischio di cancro
Nella tabella successiva è riportato il rischio di sviluppare il carcinoma colorettale
in rapporto al grado di parentela con le persone affette.
|
ANAMNESI FAMILIARE (dalla storia clinica) |
RISCHIO DI CANCRO DURANTE LA VITA |
|
Nessun parente affetto da carcinoma colorettale |
2% |
|
Un parente di primo grado affetto |
6% |
|
Un parente di primo e due di secondo grado affetti |
8% |
|
Un parente di primo grado affetto prima dei 45 anni |
10% |
|
Due parenti di primo grado affetti |
17% |
|
HNPCC |
80% |
|
FAP |
100% |
La familiarità per carcinoma colico non è un concetto altrettanto chiaro come
l'ereditarietà. Per familiarità intendiamo un rischio aumentato di sviluppare
il tumore al colon-retto dato dalla presenza di altri familiari affetti della
stessa malattia, senza però che vi siano i caratteri di una trasmissione mendeliana.
La familiarità è una predisposizione genetica, verosimilmente poligenica, a sviluppare
il tumore, su cui devono agire componenti ambientali perché il carcinoma si sviluppi.
In generale, tanto più diretta è la parentela con un familiare affetto, più giovane
è la sua età alla diagnosi e maggiore è il numero di parenti affetti, tanto più elevato
è il rischio per familiarità.
Sorveglianza nei soggetti a rischio per familiarità
Non vi sono delle linee-guida standardizzate per la sorveglianza di soggetti
a rischio per familiarità. E' proponibile uno schema di sorveglianza come segue:
-
Colonscopia completa dieci anni prima dell'età in cui è stata effettuata la diagnosi
di carcinoma colorettale nel più giovane della famiglia.
-
Se il primo esame è normale i successivi controlli possono essere effettuati
dopo 3-5 anni, a seconda della storia familiare.
La consulenza genetica

Cos'è la consulenza genetica oncologica?
E' un complesso processo attraverso il quale i pazienti, e/o i familiari di un
paziente a rischio di un tumore che potrebbe essere ereditario, sono informati
su tutte le caratteristiche di quella patologia.
Per chi è indicata?
La consulenza genetica viene offerta ad una persona e alla sua famiglia che sono,
o ritengono di essere, a rischio di tumore, per la presenza di una predisposizione
di tipo ereditario.
Scopo della consulenza genetica
Scopi della consulenza genetica sono:
-
valutare il rischio genetico individuale di tumore, sulla base delle informazioni
cliniche e della storia familiare;
-
proporre, quando i dati disponibili lo rendano indicato, l'esecuzione dei test
genetici attualmente possibili, che permettono l'individuazione di mutazioni geniche
che predispongono all'insorgenza di tumore, fornendo all'individuo tutte le informazioni
sulle caratteristiche dei test genetici proposti;
-
aiutare l'individuo a comprendere le basi scientifiche su cui si basano il calcolo
del rischio e le misure di sorveglianza proposte, e ad integrare nel modo migliore
possibile queste informazioni nell'anamnesi familiare e personale della famiglia
e nelle scelte individuali.
Come si svolge?
In pratica, la consulenza genetica si svolge in più colloqui, nel primo dei quali
vengono raccolte tutte le informazioni (storia familiare e personale, cartelle
cliniche, accertamenti eseguiti dalle persone affette) necessarie a definire il
sospetto diagnostico di "tumore ereditario".
Se indicato viene proposta l'esecuzione del test genetico, che viene eseguito
su un prelievo di sangue, su esplicito consenso dell'interessato.
Viene generalmente effettuato almeno un secondo colloquio, quando sono disponibili
i risultati dei test eseguiti, per consegnare i risultati stessi e spiegarne le
implicazioni cliniche, genetiche e riproduttive e per stabilire con il soggetto
interessato il percorso successivo (programma di accertamenti clinici e bioumorali
di controllo, eventuale aggiornamento della consulenza genetica in epoca preconcezionale
e/o prenatale). Tale colloquio viene pertanto preferibilmente effettuato in presenza
di una equipe multidisciplinare (medico genetista, chirurgo, psicologo).
Cos'è un test genetico?
Un test genetico è un'analisi di biologia molecolare condotta sul DNA di specifici
geni volta all'identificazione di una o più mutazioni di geni responsabili di
una malattia genetica o che predispongono ad ammalare di una determinata malattia.
Rispetto ad altri esami di laboratorio, i test genetici presentano alcune peculiarità,
in quanto i risultati coinvolgono l'identità biologica e personale non solo del
singolo, ma anche della sua famiglia e dei suoi discendenti. Attualmente sono
disponibili test per l'analisi di numerosi geni malattia; non è ancora peraltro
possibile l'analisi di tutto il genoma, per cui i test genetici vengono proposti
ad individui in cui in base alla storia familiare, al quadro clinico e agli esami
eseguiti sia stata diagnosticata o ipotizzata una specifica malattia genetica,
per cui l'indagine possa essere mirata ad uno o più specifici geni.
Vi sono:
-
test genetici diagnostici che consentono di confermare il sospetto clinico di
una certa malattia.
-
test pre-clinici che permettono di individuare la mutazione di geni presenti
in persone che non hanno ancora sviluppato, ma svilupperanno negli anni successivi,
i segni clinici della malattia.
-
test predittivi o di suscettibilità he individuano mutazioni di geni che comportano
un aumento del rischio, ma non la certezza di sviluppare una data malattia consentendo
in alcuni casi l'adozione di misure atte ad evitare l'insorgenza della malattia
stessa.
In relazione ai tumori del colon-retto, attualmente sono disponibili test genetici
per due forme di tumore ereditario, FAP (gene APC) e HNPCC (geni MSH2 e MLH1).
L'analisi viene effettuata inizialmente su un soggetto affetto e, se viene identificata
la mutazione responsabile, può essere successivamente estesa ai familiari a rischio
per raggiungere una diagnosi pre-clinica, prima cioè che compaiano i segni clinici.
Quali risultati mi devo aspettare da un test genetico?
Il test genetico può risultare positivo o negativo. Un risultato positivo significa
che è stata identificata una mutazione in uno dei geni associati a tumore del
colon-retto; ciò significa che questo individuo ha una elevata probabilità di
sviluppare tale tumore e quindi dovrà affidarsi ad un centro specializzato dove
sottoporsi a controlli clinici e strumentali più frequenti ed accurati, per assicurare
una diagnosi nei tempi più precoci possibili. Significa inoltre che questo individuo
ha una probabilità del 50% di trasmettere il gene anomalo alla sua prole.
Un risultato negativo significa che non è stata identificata la mutazione; se
l'individuo a cui è stato effettuato il test è un soggetto con diagnosi clinica
certa o sospetta di HNPCC o FAP, la negatività è verosimilmente da imputare ai
limiti diagnostici dei test utilizzati.
Se il test è negativo in un familiare a rischio di un soggetto in cui è già stata
identificata una specifica mutazione, vuol dire che la mutazione stessa non è
stata ereditata e che quindi per quella persona il rischio di ammalare di tumore
è pari a quello della popolazione generale.
Limiti dei test genetici
I test genetici attualmente disponibili non hanno ancora una sensibilità del
100% (cioè non tutte le mutazioni vengono identificate); inoltre sono disponibili
test per l'analisi solo di alcuni dei geni associati a predisposizione a tumore.
In particolare, nel caso dell'HNPCC, le analisi sono effettuate sui geni responsabili
di circa il 70% dei casi di tumore colorettale familiare. Pertanto se un individuo
affetto risulta negativo a questi test, potrebbe avere una mutazione su un altro
gene, attualmente ancora non analizzato.
Solo per alcune condizioni (tra le quali la FAP), è possibile fare una correlazione
genotipo/fenotipo, cioè in base alla mutazione identificata è possibile a grandi
linee fare una previsione sulla gravità della malattia.
Quali conseguenze derivano dall'esito del test genetico?
Quando in un individuo affetto viene identificata la mutazione genica correlata
alla malattia, questa può essere ricercata negli individui a rischio della stessa
famiglia (parenti di primo o secondo grado) che non hanno ancora manifestato segni
clinici; ciò consente di approntare per loro un adeguato programma di controlli
nel caso risultino positivi al test, o di tranquillizzarli in caso di negatività.
Non vi sono delle linee-guida standardizzate per la sorveglianza di soggetti
a rischio per familiarità. E' proponibile uno schema di sorveglianza come segue:
-
Colonscopia completa dieci anni prima dell'età in cui è stata effettuata la diagnosi
di carcinoma colorettale nel più giovane della famiglia.
-
Se il primo esame è normale, i successivi controlli possono essere effettuati
dopo 3-5 anni, a seconda della storia familiare.
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