Il Tumore
Indice
COSA SONO I TUMORI EREDITARI DEL COLON-RETTO
La familiarità e l'ereditarietà
Chi corre il rischio di sviluppare il cancro colorettale?
Ridurre il rischio di carcinoma colorettale
Le indagini possibili per scoprire la neoplasia colorettale
Sintomi Possibili
Stadi del cancro colorettale
Trattamento
Effetti collaterali
Importanza dei controlli
COSA SONO I TUMORI EREDITARI DEL COLON-RETTO
Alcuni dati per comprendere l'entità del problema
Il carcinoma del colon e del retto rappresenta la seconda neoplasia, in entrambi
i sessi, in tutti i paesi industrializzati e costituisce una delle più frequenti
cause di morte per neoplasia.
L'incidenza del carcinoma colorettale dimostra inoltre una tendenza all'aumento
nell'ultimo decennio. La mortalità per questa neoplasia invece è in diminuzione.
Cos'è il colon-retto
Detto anche grosso intestino o colon, è la porzione terminale del sistema digestivo,
un lungo organo cavo ad aspetto tubulare che ha la funzione di contenere le feci,
assorbire acqua e sali e quindi di consolidare le feci dando loro la consistenza
fisiologica.
Il carcinoma
Il carcinoma deriva da una divisione anomala e incontrollata di cellule a loro
volta alterate. Tipi diversi di cellule formano il corpo umano e normalmente esse
crescono, si dividono in altre cellule necessarie a garantire uno sviluppo armonico
e funzionale ad una vita sana.
A volte questo processo si altera; le cellule iniziano a dividersi in nuove cellule
senza controllo formando una massa detta tumore. Il tumore può essere maligno
o benigno.
La neoplasia che ha origine nel colon viene detta neoplasia del colon, la neoplasia
che ha origine nel retto è chiamata neoplasia rettale; più generalmente si può
parlare di neoplasia colorettale.
Tumore benigno
I tumori benigni non sono cancri, spesso possono essere rimossi e in molti casi
non ritornano. Le cellule dei tumori benigni non passano ad altre parti del corpo
e raramente sono una minaccia per la vita.
Cos'è il polipo
I polipi del colon sono delle piccole escrescenze o protuberanze della mucosa
intestinale.
I polipi possono essere distinti in iperplastici e adenomatosi.
I primi non sono neoplasie e la loro trasformazione in tumore maligno è rara.
Gli adenomi sono tumori benigni; il 10% circa di essi, in un arco di tempo variabile
(a volte anche più di dieci anni), può trasformarsi in carcinoma. Pertanto gli
adenomi colorettali vengono considerati lesioni precancerose, la cui precoce identificazione
e asportazione permette di prevenire il successivo sviluppo di cancro.
Tumore maligno
I tumori maligni sono cancri. Le cellule in questo tipo di tumori sono anormali
e si dividono senza controllo e ordine. Esse possono invadere e distruggere i
tessuti che le circondano e possono staccarsi dal tumore maligno ed entrare nel
sistema sanguigno o linfatico.
Questo processo è detto metastasi. Si verifica quando dal cancro (primario) ha
origine un nuovo cancro (secondario) in altre parti del corpo. Partono gruppi
di cellule che colonizzano e si accrescono in altri organi anche lontani dalla
sede iniziale (lesione o cancro secondaria).
La familiarità e l'ereditarietà
Il rischio di sviluppare un cancro del colon o del retto aumenta in un soggetto
che appartiene ad una famiglia in cui ci sono uno o più parenti ammalati di questo
tumore.
Il rischio è tanto maggiore quanto maggiore è il numero dei familiari affetti
da cancro colorettale e quanto più diretto è il rapporto di parentela con i familiari
affetti. Il rischio aumenta ancora di più se il familiare o i familiari colpiti
da cancro colorettale, si sono ammalati in giovane età (prima dei 40 anni). La
probabilità di sviluppare un carcinoma del grosso intestino è maggiore, rispetto
alla popolazione generale, anche nell'individuo con familiari portatori di polipi
(adenomi) del colon-retto.
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ANAMNESI FAMILIARE (dalla storia clinica) |
RISCHIO DI CANCRO DURANTE LA VITA |
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Nessun parente affetto da carcinoma colorettale |
2% |
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Un parente di primo grado affetto |
6% |
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Un parente di primo e due di secondo grado affetti |
8% |
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Un parente di primo grado affetto prima dei 45 anni |
10% |
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Due parenti di primo grado affetti |
17% |
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HNPCC (cancro ereditario del retto) |
80% |
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FAP (poliposi familiare multipla) |
100% |
In rari casi il cancro colorettale viene trasmesso come una malattia ereditaria,
cioè viene trasmesso dai genitori ai figli.
Le tre sindromi neoplastiche ereditarie in cui il cancro del colon-retto rappresenta
il principale tumore, sono: 1. la poliposi adenomatosa familiare (FAP) e la sua
forma attenuata (A-FAP); 2. il cancro colorettale ereditario insorto non su poliposi
(HNPCC o sindrome di Linch); 3. la poliposi associata a mutazioni del gene MYH
(MAP). Queste sindromi neoplastiche ereditarie sono determinate da mutazioni genetiche
in gran parte note e dimostrabili con test adatti.
Altri tumori possono insorgere nei soggetti portatori di queste sindromi. Nella
FAP, si tratta specialmente di carcinomi del pancreas e del duodeno. Nell'HNPCC
si tratta più frequentemente di tumori ginecologici (utero e ovaio).
Benchè sia difficile ottenere dei dati precisi, si stima che le sindromi ereditarie
costituiscano il 4-5% di tutti i cancri del colon-retto.
Escludendo le sindromi neoplastiche ereditarie sopracitate, una familiarità più
o meno spiccata è presente in circa il 20% dei tumori del grosso intestino.
Complessivamente quindi, circa il 20-25% dei casi di carcinoma colorettale sono familiari
(presenza di più casi nella stessa famiglia, ma senza una chiara trasmissione
genetica) o ereditari (cioè è presente una mutazione genetica trasmissibile che
predispone i portatori a sviluppare la malattia).
Chi corre il rischio di sviluppare il cancro colorettale?
Le cause precise del cancro colorettale non sono conosciute, ma sono stati individuati
alcuni fattori di rischio che aumentano la possibilità di sviluppare tale patologia:
Età
Il cancro colorettale si riscontra più comunemente in persone con età superiore
ai 50 anni. Comunque questa malattia può interessare anche persone giovani e in
casi rari anche giovanissime.
Dieta
Il cancro colorettale sembra essere associato a una dieta ad alto contenuto calorico
e di grassi e a scarso contenuto di fibre. Ricerche scientifiche stanno indagando
quanto questi ed altri fattori dietetici incidano sullo sviluppo del cancro colorettale.
Polipi
I polipi (adenomi) sono formazioni benigne che crescono sulla superficie interna
del colon e del retto e la loro presenza aumenta il rischio di sviluppare il cancro
colorettale.
Una rara condizione ereditaria, detta poliposi familiare, causa la formazione
di centinaia di polipi nel colon e nel retto e se non trattata degenererà in cancro
colorettale nella quasi totalità dei pazienti affetti.
Storia medica personale
Le ricerche dimostrano che donne con una storia di cancro all'ovaio, all'utero
o al seno hanno un aumento delle possibilità di sviluppare cancro colorettale.
Inoltre le persone che hanno già avuto questo tipo di malattia possono svilupparla
una seconda volta.
Storia medica familiare
I parenti di primo grado di una persona che ha avuto il cancro colorettale sono
più a rischio di sviluppare tale malattia, soprattutto se la persona affetta aveva
sviluppato il cancro in giovane età. Se più membri della stessa famiglia hanno
avuto il cancro colorettale, il rischio aumenta ulteriormente.
La retto colite ulcerosa
La retto colite ulcerosa è una malattia infiammatoria cronica, da causa ignota,
che colpisce il retto e può estendersi a tutto il colon, fino al cieco. Nella
forma estesa (detta pancolite) e di lunga durata (superiore ai 10 anni dall'esordio)
l'infiammazione causa alterazioni strutturali delle cellule della mucosa intestinale
(displasia) che favoriscono, in una elevata percentuale di casi, l'insorgenza
di un cancro.
Fattori di rischio associati alla neoplasia colorettale
- Età
- Dieta
- Polipi
- Storia personale
- Storia familiare
- Colite ulcerosa
Il fatto di presentare uno o più d'uno di questi fattori di rischio per una persona
non significa automaticamente sviluppare una neoplasia colorettale, ma solo un
aumento delle possibilità di svilupparla. In questi casi può essere utile consultare
il proprio medico che potrà suggerire il modo più adatto per ridurre le possibilità
di sviluppare tale tipo di cancro e potrà consigliare un eventuale programma di
sorveglianza personalizzato.
Ridurre il rischio di carcinoma colorettale
La ricerca scientifica ha dimostrato che il carcinoma colorettale si sviluppa
gradualmente da polipi benigni, quindi la loro precoce scoperta e rimozione può
aiutare a prevenirlo.
Alcune ricerche hanno dimostrato che la modifica di alcune abitudini di vita
puà aiutare a prevenire la neoplasia colorettale, esse sono:
la cessazione del fumo
la diminuzione del consumo di alcolici
l'aumento dell'attività fisica
una dieta povera di grassi e calorie e ad alto contenuto di fibre
Le alterazioni che si producono in alcuni geni possono aumentare il rischio di
neoplasia colorettale. Per individui che fanno parte di famiglie che presentano
più di carcinoma colorettale potrebbe essere utile consultare un medico genetista.
Le indagini possibili per scoprire la neoplasia colorettale
Le persone che presentano qualcuno dei fattori di rischio precedentemente descritti
possono chiedere al loro medico quando iniziare le indagini per la diagnosi precoce
del carcinoma colorettale, quale tipo di esami siano i più indicati, e quanto
spesso vadano ripetuti. Il medico potrà consigliare una o più indagini fra quelle
di seguito brevemente descritte.
Una ricerca di sangue occulto nelle feci è un test usato per ricercare piccole quantità di sangue nelle feci.
A volte i tumori possono sanguinare e questo tipo di esame delle feci serve a
riscontrare tracce di sangue altrimenti non visibili.
Una sigmoidoscopia è un esame del retto e del sigma (ultimo tratto intestinale) che permette la
visualizzazione diretta della mucosa intestinale e rettale attraverso l'utilizzo
di uno strumento che può essere rigido o flessibile.
Una colonscopia è un esame del retto e di tutto il colon che permette la visualizzazione diretta
della mucosa intestinale attraverso l'utilizzo di uno strumento flessibile chiamato
colonscopio.
Un clisma opaco a doppio contrasto è un' indagine radiologica del colon e del retto. Al paziente viene iniettato
attraverso clistere una soluzione che contiene bario e aria. Le radiografie eseguite
nel corso dell' indagine evidenziano il retto e il colon.
Un' esplorazione rettale è un esame nel quale il medico inserisce un dito "guantato" e lubrificato nel
retto allo scopo di individuare eventuali aree alterate.
Sintomi Possibili
I sintomi e i segni che possono presentarsi nel caso di neoplasia colorettale
comprendono:
-
Un cambiamento delle abitudini intestinali ( diarrea, stipsi, alternanza di stipsi
e diarrea)
-
Sensazione di incompleto svuotamento intestinale o sensazione di dover scaricare
senza riuscirci (tenesmo)
-
Sangue (può essere rosso vivo o molto scuro) nelle feci
-
Malessere addominale (dolori, crampi, gas)
-
Perdita di peso senza una ragione
-
Costante stanchezza (astenia)
Questi sintomi potrebbero essere causati dal carcinoma colorettale, ma anche
da altre condizioni. E' importante parlarne con un medico che può valutare la
storia medica personale del paziente e consigliare una o più indagini diagnostiche.
Stadi del cancro colorettale
Nel caso di diagnosi di cancro colorettale il medico ha bisogno di comprendere
lo stadio (o estensione) della malattia, in modo da stabilire in che modo e quali
parti del corpo sono state interessate. Conoscere lo stadio della malattia aiuta
il medico a programmare il trattamento.
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Stadio 0 : |
molto precoce e interessa solo la mucosa del colon-retto |
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Stadio I : |
interessa la parete del colon-retto ma non va oltre |
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Stadio II : |
Il cancro oltrepassa la parete del colon-retto, infiltra il grasso o gli organi
circostanti ma gli organi circostanti sono indenni |
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Stadio III : |
Si ha l' infiltrazione dei linfonodi ma non c'è diffusione a distanza |
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Stadio IV : |
Il cancro ha metastizzato ad altri organi (nel caso del carcinoma colorettale
le sedi più frequenti sono fegato e polmone) |
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Recidiva : |
si parla di recidiva quando dopo aver rimosso completamente la neoplasia, questa
si ripresenta successivamente nella stessa sede (recidiva locale) o in altre parti
del corpo (recidiva a distanza) |
Trattamento
Il trattamento del carcinoma del colon-retto dipende essenzialmente dallo stadio
in cui viene diagnosticato il tumore e dalle condizioni del paziente.
Spesso il trattamento è a carico di più specialisti (chirurgo, oncologo medico,
radioterapista oncologo etc.).
Chirurgia
La chirurgia è tuttora la forma più comune e diffusa di trattamento del carcinoma
colorettale. Il chirurgo rimuove il tumore assieme a una parte di colon sano (resezione
di colon o retto) per assicurare che tutta la neoplasia venga rimossa assieme
ai linfonodi che drenano la parte di colon interessato dal tumore (linfadenectomia).
Nella stragrande maggioranza dei casi segue un tempo ricostruttivo in cui l'intestino
sano viene ricollegato in modo da ripristinare la continuità digestiva. Tuttavia
in alcune occasioni può essere necessario rimuovere anche gli sfinteri anali (muscoli
dell'ano che sono deputati alla continenza): in questo caso la continuità digestiva
non viene ristabilita e il chirurgo esegue un' apertura dell' intestino a livello
della parete addominale (stomia) attraverso cui il paziente scarica e che è collegata
a un sacchetto che raccoglie le feci. Altre volte il chirurgo esegue questa stomia,
ma temporaneamente, in attesa che la giunzione fra i due monconi del colon (anastomosi)
guarisca. In questo caso si parla si stomia temporanea. A seconda che la stomia
venga eseguita sull' ileo o sul colon si parla di ileostomia o colostomia (FIGURE).
Attualmente la stomia definitiva viene eseguita in meno del 10% dei casi di tumore
colorettale.
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colectomia con ileo-rettoanastomosi
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coloproctectomia totale con ileo (pouch)-ano anastomosi
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Chemioterapia
La chemioterapia è la terapia effettuata utilizzando farmaci attivi contro i
tumori. Essa viene utilizzata dopo l' intervento chirurgico per distruggere le
eventuali cellule (non diagnosticabili con le comuni indagini utilizzate in medicina)
che sono rimaste nell' organismo dopo che il chirurgo ha rimosso il cancro. Altre
volte la chemioterapia viene usata senza la chirurgia per curare il cancro (a
scopo curativo) o per arrestarne la crescita e migliorare i sintomi (a scopo palliativo).
In altri casi, spesso in associazione con la radioterapia, viene utilizzata prima
dell' intervento chirurgico per ridurre le dimensioni del tumore e facilitare
la rimozione completa (radicalità) con la chirurgia.
I farmaci vengono solitamente somministrati in vena con diverse modalità in un'
unica iniezione oppure con degli appositi dispositivi (piccole apparecchiature
portatili che infondono il farmaco in vena in maniera continua anche per una intera
settimana). In alcuni casi i farmaci vengono somministrati per bocca mediante
pillole.
Radioterapia
La radioterapia è il trattamento contro le cellule neoplastiche che utilizza
apparecchi che erogano raggi X ad alto voltaggio. Questa forma di trattamento,
come l' intervento chirurgico, ha un' azione locale agendo solo nella sede trattata.
Raramente la si utilizza per il cancro del colon, mentre attualmente viene usata
nella maggior parte dei tumori del retto, in particolare negli stadi 1 e 2. In
casi selezionati viene utilizzata a scopo palliativo (per curare i sintomi). Come
la chemioterapia, anche la radioterapia può essere erogata prima o dopo la chirurgia
a seconda del regime di trattamento che si pianifica.
Riguardo alle modalità di erogazione si parla di radioterapia esterna se i raggi
vengono erogati da una macchina che invia i raggi dall' esterno, se invece i raggi
vengono erogati mediante una sonda inserita nel retto o attraverso del fili inseriti
nella sede della neoplasia si parla di radioterapia interna.
Immunoterapia, terapia genica
Immunoterapia e terapia genica sono forme per lo più sperimentali di terapia
del tumore colorettale che utilizzano le conoscenze in tema di immunologia e genetica
dei tumori allo scopo di distruggere le cellule neoplastiche o di stimolare il
sistema immunitario affinchè l'organismo possa riconoscere come estranee le cellule
neoplastiche e distruggerle utilizzando il sistema immunitario.
Sono in corso studi che tentano di creare dei vaccini contro la neoplasia.
Trial clinici
I trial clinici sono studi che valutano nuovi trattamenti. In alcuni di essi
si compara un nuovo trattamento che si ritiene possa essere efficace confrontandolo
con il trattamento considerato standard per quel determinato stadio di malattia.
In altri casi si utilizza un solo trattamento innovativo per determinarne le modalità
di somministrazione più efficaci e sicure.
Sono eseguiti a scopo di ricerca e sono strumenti estremamente validi ed indispensabili
per individuare un trattamento ottimale. Tuttavia, allo scopo di cautelare i pazienti,
ogni trial clinico deve essere preventivamente approvato da un comitato etico
pubblico ed esterno al gruppo che esegue la ricerca. Inoltre ad ogni paziente
viene richiesto una firma di consenso a partecipare allo studio, dopo che lo stesso
è stato informato in modo esauriente sulle finalità le modalità di svolgimento
dello studio.
Effetti Collaterali
Per effetti collaterali si intendono tutti quei sintomi o segni sia fisici che
psicologici che si accompagnano e dipendono dai trattamenti eseguiti. Variano
molto da paziente a paziente e da trattamento a trattamento.
E' bene che i pazienti li facciano presenti ai curanti e ne discutano con essi.
Si tratta per lo più di effetti temporanei che regrediscono alla fine della terapia
e che nella maggior parte dei casi sono controllabili anche nel corso del trattamento
stesso.
Chirurgia: riguardano il dolore postoperatorio, le modificazioni dell' alvo (diarrea,
stipsi, senso si incompleta defecazione, gonfiore addominale etc), l' astenia
dopo l' intervento, le irritazioni della cute nei portatori di stomia.
Chemioterapia: poichè i farmaci antitumorali agiscono oltre che sulle cellule tumorali anche
su quelle sane, c'è da attendersi una serie di fenomeni legati a questi effetti
e che possono variare a seconda del farmaco e della dose usata. I più comuni sono
il senso di debolezza (astenia), la nausea, il vomito, la diarrea, la caduta dei
capelli, il formicolio agli arti, il bruciore del cavo orale, l'alterazione della
percezione dei sapori e degli odori. In alcuni casi più gravi vi può essere febbre
e una spiccata facilità a contrarre infezioni dovuta a depressione dei meccanismi
di difesa immunitaria indotta dai farmaci.
Radioterapia: come la chemioterapia anche la radioterapia agisce oltre che sulle cellule
tumorali anche su quelle sane. Gli effetti collaterali dipendono essenzialmente
dalla dose e dalle modalità di somministrazione dei raggi erogati e dalla sede
trattata. Effetti comuni della radioterapia sono il senso di debolezza (astenia),
la nausea, il vomito, la diarrea, disturbi urinari, infiammazioni e infezioni
della pelle e, in taluni casi, perdite di sangue attraverso il retto.
Importanza dei controlli
Il paziente affetto da cancro del colon-retto ha una maggiore suscettibilità
ad andare incontro ad un secondo tumore del colon-retto, inoltre vi è sempre la
possibilità che la neoplasia si ripresenti nella stessa sede della precedente
o in altri organi. Questi sono essenzialmente i motivi per cui sottoporsi a controllo
dopo il trattamento è un aspetto fondamentale del trattamento. Una diagnosi precoce
di un eventuale recidiva o secondo tumore permette una cura più pronta e più efficace.
Non esiste un protocollo standard che stabilisca con certezza come e quando eseguire
i controlli. Spesso essi variano da struttura a struttura. E' bene comunque affidarsi
al reparto che ha eseguito il trattamento e seguire le istruzioni che vengono
fornite dal medico o dal personale deputato ai controlli.
Questi possono prevedere la visita medica, dei prelievi di sangue, degli esami
endoscopici (rettoscopia, colonscopia), radiologici (ecografia epatica, radiografia
del torace, TAC). I controlli saranno più frequenti nei primi due anni dopo l'intervento
e diminuiranno negli anni successivi. Dopo cinque anni dal trattamento la possibilità
che la neoplasia recidiva è minima al punto che convenzionalmente un paziente
si considera guarito se la malattia non si è ripresentata entro i cinque anni
dal trattamento.
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